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Stampare oltre il 3D

 

La stampa 3D che tutti conosciamo ci dà oggetti inerti, statici, incapaci di cambiare proprietà nel tempo o di svolgere specifiche funzioni. Ma è possibile fare molto di più: stampare oggetti 3D capaci di rispondere all’ambiente circostante, cambiando caratteristiche in base agli stimoli ricevuti.

Come i materiali fotoattivi e luminescenti che reagiscono agli impulsi luminosi, nati dalle ricerche innovative del team di coordinato da Andrea Camposeo, e ora in fase di sviluppo grazie all’ambizioso progetto xPRINT finanziato dallo European Research Council.

Ti aspettiamo il 28 settembre nell’Area della Ricerca di Pisa per scoprire come alle 3D della stampa standard si aggiunge la quarta dimensione che permette a un materiale di trasformarsi!

Nanobiotecnologie: nuovi materiali e tecnologie per le scienze della vita

Grazie alle nanotecnologie abbiamo materiali nuovi e possiamo plasmarli fino alla scala di pochi atomi: questo permette di immaginare nuovi strumenti per studiare i fenomeni biologici, come ad esempio il modo in cui le cellule aderiscono, migrano, comunicano e si differenziano in funzione delle caratteristiche dell’ambiente circostante. Simili ricerche aiutano a migliorare i protocolli di medicina rigenerativa o a sviluppare dispositivi miniaturizzati, chiamati lab-on-chip, in grado di ospitare su un chip microscopico un vero e proprio laboratorio di analisi biochimiche che funziona con volumi piccolissimi di campioni biologici. Le ricercatrici dell’Istituto Nanoscienze mostreranno al pubblico alcune attività di ricerca all’incrocio tra le nanotecnologie e le scienze della vita.

Il Laboratorio di Neuroscienze (presso CnrNanoscienze e NEST) si occupa da anni di studiare diverse patologie del Sistema Nervoso Centrale attraverso l’impiego di tecniche di microscopia a due fotoni in vivo accoppiate all’elettrofisiologia classica. Presso la nostra postazione con demo ed esperienze illustreremo le ricerche in corso in questo campo, in particolare quelle riguardanti l’autismo e l’epilessia, che sorprendentemente ma non troppo, coesistono in una larga percentuale di casi clinici.